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Scarpe antinfortunistiche e da lavoro

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Scarpe antinfortunistiche e da lavoro: come orientarsi

Le scarpe antinfortunistiche sono dispositivi di protezione individuale che difendono il piede da urti, schiacciamenti, perforazioni e scivolamenti. In questa sezione trovi quasi 500 modelli U-Power, marchio italiano specializzato in calzature di sicurezza: scarpe basse e alte, stivali, sandali, zoccoli e una selezione di scarpe da lavoro senza puntale. Le abbiamo organizzate in sottosezioni che guardano la stessa offerta da punti di vista diversi, cioè la forma, la classe di protezione e l'esigenza specifica, così puoi arrivare al modello giusto partendo da ciò che conosci meglio: il tuo mestiere, il tuo ambiente di lavoro o la sigla indicata dal responsabile della sicurezza.

Le sottosezioni si sovrappongono di proposito: una scarpa bassa S3S con isolamento dal freddo compare tra le basse, tra le S3 e tra le invernali. Scegli l'ingresso che ti è più comodo, il modello che cerchi è raggiungibile da più strade.

Le sottosezioni

Per forma: basse, alte, stivali, sandali e zoccoli

Le scarpe antinfortunistiche basse sono il gruppo più ampio, con oltre 300 modelli: leggere e simili a una sneaker, sono pensate per chi cammina molto o si sposta di continuo tra mezzi e magazzino. Le scarpe antinfortunistiche alte, oltre 140 modelli tra cui polacchi e polacconi, sostengono la caviglia sui terreni irregolari e tengono fuori detriti e fango. Gli stivali antinfortunistici, in poliuretano o in pelle, servono dove acqua e fango sono una costante. I sandali e zoccoli antinfortunistici lasciano respirare il piede in cucine, laboratori e reparti molto caldi.

Per classe di protezione: S3 e S1P

Le due classi più richieste hanno una pagina dedicata. Le scarpe antinfortunistiche S3, quasi 300 modelli, sono lo standard per il cantiere e il lavoro all'aperto. Le scarpe antinfortunistiche S1P, circa 160 modelli, sono la scelta leggera e traspirante per magazzini, officine e ambienti asciutti. Entrambe le pagine comprendono anche le varianti con lamina non metallica, S3S e S1PS, oggi le più diffuse.

Per esigenza: ESD, invernali, impermeabili

Le scarpe antinfortunistiche ESD dissipano le cariche elettrostatiche e servono a chi maneggia componenti elettronici. Le scarpe antinfortunistiche invernali, oltre 200 modelli, hanno un isolamento dal freddo certificato per i cantieri d'inverno e le celle frigorifere. Le scarpe antinfortunistiche impermeabili raccolgono i modelli con resistenza all'acqua dell'intera calzatura, anche con membrana GORE-TEX, insieme agli stivali in poliuretano.

Per chi le indossa: scarpe da donna

Le scarpe antinfortunistiche da donna della linea Lei&Lei offrono la stessa protezione dei modelli unisex, costruita su una forma pensata per il piede femminile.

L'alternativa: scarpe da lavoro senza puntale

Le scarpe da lavoro senza puntale non sono antinfortunistiche: sono calzature professionali certificate per ristorazione, sanità e pulizie, da usare solo dove la valutazione dei rischi non richiede la protezione delle dita.

A chi servono: i mestieri e le scelte più comuni

  • Edilizia, scavi e lavori stradali: scarpa alta S3S con suola tassellata; d'inverno un modello con sigla CI, sull'asfalto caldo un modello con sigla HRO.
  • Logistica, magazzini e corrieri: scarpa bassa S1PS, leggera e con lamina contro chiodi e schegge dei bancali.
  • Officine e manutenzione: scarpa bassa S1PS al coperto, S3S se si lavora anche sul piazzale, sempre con suola resistente agli oli.
  • Elettronica, assistenza tecnica e data center: un modello ESD nella classe adatta all'ambiente.
  • Agricoltura, verde e allevamenti: stivale S5 per fango e lavaggi, scarpa alta impermeabile per l'erba bagnata.
  • Celle frigorifere e magazzini non riscaldati: modello invernale con sigla CI, meglio alto se si resta fermi a lungo.
  • Cucine, ristorazione e sanità: sandali e zoccoli antinfortunistici oppure, se il puntale non è richiesto, scarpe da lavoro senza puntale, sempre con suola SR.
  • Industria e laboratori: S1PS o S3S a seconda della presenza di liquidi a terra, spesso in versione ESD.

I criteri di scelta che valgono per tutte

Si parte dalla valutazione dei rischi

Sul lavoro la calzatura di sicurezza non è una scelta di gusto: il datore di lavoro, sulla base della valutazione dei rischi prevista dal D.Lgs. 81/2008, stabilisce quale protezione serve e fornisce i dispositivi adeguati. Se la classe ti è già stata indicata, parti da quella. Se lavori in proprio, ragiona sugli stessi rischi: cosa può cadere sul piede, cosa puoi calpestare, su che pavimento ti muovi, a che temperatura lavori e per quante ore resti in piedi.

Come si legge la classe

Le calzature antinfortunistiche seguono la EN ISO 20345:2022, quelle da lavoro senza puntale la EN ISO 20347:2022. La sigla principale riassume un pacchetto di requisiti che si amplia salendo di numero:

  • SB: requisiti di base, puntale compreso.
  • S1: in più tallone chiuso, proprietà antistatiche e assorbimento di energia al tallone.
  • S2: in più tomaia resistente alla penetrazione e all'assorbimento d'acqua.
  • S3: in più lamina antiperforazione e suola tassellata.
  • S4 e S5: stivali interamente in gomma o polimero, la S5 con lamina e suola tassellata.
  • S6 e S7: come S2 e S3, con in più la resistenza all'acqua dell'intera calzatura.

Una lettera finale può precisare il tipo di lamina: P indica una lamina metallica, L e S una lamina non metallica, da cui sigle come S1PS e S3S. Le sigle aggiuntive segnalano protezioni specifiche: SR la presa sui pavimenti scivolosi, FO la resistenza della suola agli oli, CI e HI l'isolamento da freddo e caldo, HRO la resistenza della suola alle superfici calde. L'indicazione ESD riguarda invece la dissipazione elettrostatica ed è regolata da norme proprie. Ogni sottosezione approfondisce le sigle che la riguardano. Sui prodotti convivono certificazioni ottenute con la norma attuale e con la versione precedente: le sigle sono riportate esattamente come compaiono sulla scarpa.

Il comfort è una questione di sicurezza

Una scarpa scomoda viene allentata, slacciata o tolta appena possibile, e da quel momento non protegge più. Peso, traspirazione, ammortizzazione e calzata contano quanto la classe, soprattutto su turni di otto ore. Conviene quindi scegliere la classe adeguata all'ambiente senza sovradimensionarla: una S3 usata tutto il giorno al coperto, su pavimento asciutto, è più calda e pesante del necessario. Poiché il puntale è rigido e non si adatta al piede, anche la misura va scelta con più attenzione che per una scarpa normale.

Marcatura e documentazione

Ogni calzatura di sicurezza porta la marcatura CE ed è accompagnata dalla nota informativa del produttore. Sulla linguetta o all'interno della scarpa sono riportati la norma di riferimento, la classe con le sigle aggiuntive, la taglia e il periodo di fabbricazione: è il primo controllo da fare quando ricevi un paio nuovo e il dato da conservare per documentare la dotazione.

Quando sostituire le scarpe antinfortunistiche

La norma non fissa una scadenza valida per tutti: la durata dipende dall'intensità d'uso e dall'ambiente. Una scarpa va però sostituita senza esitazioni quando:

  • ha subito un urto violento sulla punta o uno schiacciamento, anche se all'esterno sembra integra;
  • un chiodo o una scheggia hanno attraversato la suola;
  • i rilievi della suola sono consumati e la presa sul bagnato è peggiorata;
  • la tomaia è lacerata, scucita o crepata, oppure il puntale affiora dal rivestimento;
  • la chiusura non tiene più il piede fermo, per lacci, ganci o cinturini rotti.

Alternare due paia, pulirle a fine turno e farle asciugare lontano da fonti di calore ne allunga la vita in modo sensibile. Ogni sottosezione indica la manutenzione adatta ai materiali e all'uso previsto.

Da abbinare

Una scarpa antinfortunistica rende al meglio con calze tecniche da lavoro, che riducono sudore e sfregamenti, con l'abbigliamento da lavoro adatto alla stagione e con gli altri dispositivi di protezione previsti per la mansione, come guanti, occhiali e protezioni dell'udito.

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